Maria Antonietta Spadaro

sabato, novembre 06, 2004

Maria Antonietta Spadaro

 

La pagina della Sezione Provinciale

 Particolare de L'Annunziata di Antonello da Messina, Palazzo Abatellis, Palermo

 

  © MOSTRE 1991-2005
  • 1991 I giardini storici di Palermo, mostra di incisioni a cura di Laura Oddo, ANISA - Provincia regionale di Palermo, Villa Whitaker

  • 1992 Lo spazio, il giardino, il segno, mostra a cura di Sergio Troisi, ANISA e Provincia  regionale della Sicilia, Villa Whitaker

  • 1993 Figure, miti, mostra a cura di Eva di Stefano, ANISA e Provincia regionale di  Palermo, Palazzo Comitini

  • 1995 Immagine materia forma, mostra a cura di Maria Antonietta Spadaro e Anna Cottone,  ANISA e Comando regionale della Sicilia (Esercito), Caserma Tukory

  • 2003  Novecento Siciliano, mostra a cura di Maria Antonietta Spadaro, Palazzo Reale

Cliccate qui per comunicare via e-mail: Maria Antonietta Spadaro

 

 

 

NOVECENTO SICILIANO

38 artisti siciliani
130 opere dalla fine dell'800 ad oggi



22 Ottobre 2003 - Luglio 2004
Minsk - Mosca - Barcellona
Siracusa - Palermo

Presentare in una mostra itinerante (Minsk, Mosca, Barcellona, Siracusa, Palermo, Londra) un secolo di arte in Sicilia è stata una sfida: in primo luogo per tentare di venir fuori dai troppi luoghi comuni che vogliono svilire l'immagine dell'isola chiudendola nel logoro cliché di "terra maledetta", in secondo luogo riuscire a mettere ordine in una materia tanto complessa e ricca di eventi, nomi, movimenti, ecc. (rischiando inevitabilmente di lasciar fuori grandi personalità) per creare una griglia di lettura di un periodo così travagliato nell'intera storia dell'arte occidentale.
All'interno del catalogo di Novecento siciliano ho dato al saggio di apertura come titolo Sicilia, isola senza confini. Quello che emerge infatti dall'analisi della situazione dell'arte siciliana nel '900 è il suo fluido rapportarsi con esperienze artistiche lontane, per il continuo spostarsi degli artisti, nella loro insaziabile sete di conoscenza. Già nel '400 il nostro grande Antonello da Messina, non seppe resistere alla tentazione di esplorare territori dell'arte a lui ignoti, ma non tanto per assorbire tecniche e linguaggi altri, diversi da quelli della propria terra, per riproporli banalmente, piuttosto per elaborare qualcosa di nuovo, originale, per esprimere valori universali con forme autenticamente innovative, senza mai dimenticare i toni più propri della Sicilia.
La mostra, che comprende circa 120 opere di pittura e scultura, è stata articolata in 11 piccole sezioni che, in modo esemplificativo, presentano solo 38 nomi di artisti fra i moltissimi che hanno operato nell'isola e fuori di essa.
Pertanto seguiamo tali sezioni per presentare brevemente il percorso espositivo:

1) Agli albori del secolo fra tradizione e modernismo
Nell'ultimo scorcio dell'Ottocento una importante scuola di paesaggio, formata da artisti che si sono nutriti delle migliori esperienze italiane, in primo luogo di Napoli e Firenze, vede come protagonisti Francesco Lojacono, Antonino Leto, Michele Catti, Ettore De Maria Bergler ed altri. Nomi spesso alla ribalta nelle Biennali di Venezia del primo '900, che hanno espresso con estrema sensibilità quel sentimento della natura così palpitante nei paesaggisti di tutta Europa, che non erano rimasti insensibili alla svolta impressionista. Ma anche coinvolti nel fecondo clima del Liberty siciliano dominato dalla figura di Ernesto Basile (De Maria fu l'autore dei dipinti parietali del celebre salone Basile di Villa Igea a Palermo). Non meno ricca di nomi la schiera degli scultori, rappresentata in mostra da Mario Rutelli, che ha lasciato in molti luoghi palermitani sue importanti opere, ed anche a Roma ha creato la Fontana delle Naiadi a Piazza Esedra, nel segno del Modernismo allora imperante.

2) Il post-impressionismo
Aleardo Terzi e Pietro De Francisco sono due artisti che hanno operato fuori dall'isola: il primo come grafico ha lavorato molto a Milano, collaborando con Dudovic e Cambellotti,
come pittore ha usato la tecnica divisionista con risultati di grande raffinatezza; il secondo ha scelto Parigi quale città dove condurre una ricerca pittorica nel solco degli sviluppi postimpressionisti, ed esponendo regolarmente nei Salons dell'epoca.

3) La ventata futurista
Il Futurismo italiano come sappiamo visse una seconda giovinezza negli anni '20, con un coinvolgimento e una penetrazione nella penisola decisamente più capillare che nel primo eroico momento. In Sicilia un artista come Pippo Rizzo, intrattenendo vivi rapporti con i maggiori esponenti di questa corrente in Italia a partire proprio da Marinetti, seppe accendere gli animi dei giovani artisti proponendo esperienze estetiche dai nuovi ritmi formali, svincolate dalle tendenze del romanticismo ottocentesco, ancora fortemente radicate nell'isola. Insieme a Vittorio Corona e a Giovanni Varvaro crearono delle Case d'arte e promossero, attraverso manifestazioni artistiche a livello regionale e nazionale, una produzione di notevole livello. Nella scultura un artista catanese, Mimì Lazzaro, è stato inserito in mostra, sebbene, perduta la sua produzione futurista, è presente con opere eseguite negli anni '40 e '50. Ricordo dell'amante è un bronzo di straordinario fascino che, attraverso un semplice abito femminile vuoto, rende presente e vibrante il ricordo di un'assenza.

4) Il Gruppo dei Quattro
Negli anni '30 in Italia quel ritorno all'ordine, in parte imposto quale "arte di regime", genera nonostante tutto esiti di eccezionale qualità. Un gruppo di 4 artisti siciliani, vivendo con estremo disagio qualunque imposizione stilistica precostituita, rivendica attraverso una ricerca autonoma, sincera e libera da condizionamenti ideologici, un'arte squisitamente moderna. Due pittori (Renato Guttuso e Lia Noto) e due scultori (Giovanni Barbera e Nino Franchina) espongono le loro opere a Milano nel '34 con giudizi critici esaltanti di E.Persico.
La perfetta sintonia stilistica, dai dipinti su tela alla terracotta, evidenzia tutta la qualità di un percoso di ricerca autenticamente del proprio tempo.

5) La realtà e il disincanto
Alfonso Amorelli e Fausto Pirandello, due figure diverse per formazione e cultura, ma che tuttavia hanno scavato nell'animo umano e nella tragica realtà dell'esistenza, esprimendo il disincanto in opere ricche di sensi profondi, anche quando, come nel caso di Amorelli, l'artista sembra, nei lavori degli ultimi anni, trasformare in gioco il palcoscenico dell'umanità.

6) Forma 1: l'esperienza astratta
Nel 1947 un gruppo di artisti, di cui tre siciliani, crea a Roma la rivista Forma. Sul numero 1 viene pubblicato un manifesto che dichiara in sostanza guerra al realismo guttusiano e proclama l'astrattismo quale unica valida linea di ricerca per l'arte contemporanea. Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo e Carla Accardi sono presenti in mostra con opere realizzate allora e anche in anni successivi, nei quali non hanno mai rinnegato l'arte astratta.
La loro ricerca si colloca ai livelli più elevati delle esperienze italiane nell'ambito dell'astrattismo, anche per gli straordinari esiti "territoriali" delle sculture di Consagra a Gibellina e nella Fiumara d'arte.

7) Il realismo e la Sicilia
La forte personalità di Guttuso ha avuto un notevole peso negli sviluppi del realismo pittorico in Italia, per quella dimensione carica di valori sociali, per la schiettezza della forma corposa e diretta, per il messaggio grondante di umanità. Alla grande letteratura siciliana si affiancano i nomi di artisti, Migneco, Saro Mirabella che, come Guttuso, hanno espresso tutto il dolore degli uomini della terra dei vulcani: facendo della Sicilia la metafora dell'intero genere umano.

8) Mito e classicità
Francesco Messina, Salvatore Fiume, Emilio Greco. Come si può pensare alla Sicilia senza sentirsi sfiorare dal soffio della mitologia: una terra depositaria di tanti miti greci senza tempo, sembra che essa li abbia conservati e nutriti nel suo ventre per rendere fertile la creatività della sua gente. Un senso classico, eppure nuovo, della forma scaturisce dalle sculture di Messina e di Greco, sebbene diverse siano le loro poetiche. Mentre Fiume riesce a dare alle forme da lui create, sia in pittura che in scultura, quella dimensione eterna propria del mito, a cui egli dà una forte presenza.

9) La magia del racconto nell'arte
Renato Tosini, Bruno Caruso, Piero Guccione. Raccontare è anche specifico della pittura.
Si può raccontare di tutto: si può partire dai sogni, si possono illustrare racconti, si può descrivere il mare siciliano. Se Tosini affonda nell'inconscio dell'uomo borghese, svelandoci le sue debolezze, Caruso naviga nella storia e nelle storie e attraverso disegni e dipinti ci conduce in luoghi lontani, esotici e carichi di mistero anche quando descrive la Sicilia. Guccione accarezza le forme della Sicilia come fossero quelle della persona amata. Scruta, osserva e traduce l'emozione in segni e colori, in distese di azzurro palpitante.

10) Il potere segreto della luce
Pietro D'Aguanno, Ninni Sacco, Michele Canzoneri. Saper estrarre dalla materia la luce è l'obiettivo di alcuni artisti; far scaturire lampi da tessuti pittorici apparentemente inerti è per qualcuno un gioco; manipolare resine e materiali vetrosi per catturare raggi per poi liberarli intrisi di colore è l'alchimia di altri.

11) Concettualismo, trasgressione e nuova pittura
Beppe Modica, Enzo Patti, Mimmo Germanà, Carlo Lauricella, Rossella Leone, Alfonso Leto, Croce Taravella.
Tanti sono gli artisti che in Sicilia come altrove esplorano, sperimentano, ricercano nel solco di esperienze internazionali o in libertà assoluta di forme e mezzi. Qui si presentano solo una manciata di artisti che si esprimono con linguaggi diversi, che hanno compiuto esperienze varie, e che sintetizzano comunque alcune linee di ricerca ben precise: la pittura-pittura di Modica che riesce a creare immensi orizzonti che respirano aria mediterranea; i trompé l'oeil di Patti dove ironia, spiazzamento, vertigine, sono gli ingredienti di una fuga verso un'irrazionale meta alla ricerca di un codice; vicino alla Trans-avanguardia, Germanà ha condotto una ricerca pittorica con un atteggiamento da ateismo mistico che crede comunque nel colore; Lauricella ha scelto la dimensione ambientale delle installazioni, caricando lo spazio di responsabilità assolute e reinventando una natura artificiale; Leone usa carta e resine alla ricerca di qualità formali capaci di suscitare tensioni, traumi o solo rivelazioni di eventi cromatici; Leto ricicla rifiuti della civiltà consumistica con divertente, dissacrante e sottilmente corrosivo humor; Taravella tratta la pittura con un vigore espressionistico carico di pathos, rivelando inquiete realtà.

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Exibart.com

Novecento siciliano


Palermo, Palazzo dei Normanni

Un primo, provvisorio, bilancio di ciò che è stato dell’arte del secolo appena trascorso in Sicilia. Dalla belle epoque dei Florio, all’avanguardia, da Guttuso, a Consagra, Accardi e Sanfilippo. Solide, importanti, presenze e qualche sicilianismo di troppo…

 
 
 
 
 

Tirare un bilancio di cento e più anni di produzione artistica non è impresa da poco. Tanto più se è il Novecento ad essere oggetto specifico di un’indagine che deve fare i conti con un percorso non lineare, caratterizzato da violente improvvise fratture e da accelerazioni senza precedenti nei meccanismi di ricerca e sedimentazione delle stesse istanze artistiche.
Tutto ciò si complica ulteriormente se si decide, come nel caso di questa mostra palermitana, di lavorare su una porzione territoriale -la Sicilia- di quel multiverso irriducibile e differenziato che è appunto, artisticamente parlando, il secolo appena trascorso. Si tratta di differenze difficilmente assimilabili ad un contesto unico, o esclusivo, come quello isolano. Soprattutto se troppo spesso (ieri come oggi) questo risulta impettito su tronfie posizioni autoreferenziali, sempre pronte a rivendicare una speciale identità tutta siciliana -e mediterranea in senso lato- come promessa ricorrente di una qualità in molti casi ancora da verificare.
Quello che si propone è allora un primo bilancio, dichiaratamente parziale, del contributo isolano al dibattito artistico del Novecento, in cui non mancano certo personalità di alto profilo a dare ragione di un’origine e di una formazione siciliane di indubbio spessore.


Pietro De Francisco - Eleonora in rosso - 1902


A partire dalla stagione felice dei Florio, che aveva portato agli inizi del secolo l’apertura all’Europa (complice la fitta rete di interessi economici che la famiglia di imprenditori aveva all’estero) e che per gli artisti dell’isola si traduce con le prestigiose ribalte internazionali delle Esposizioni Universali, dei Salons e delle gallerie parigine più à la page.
Così Lojacono, De Francisco, Catti, Leto, De Maria Bergler, Terzi e Rutelli intrecciano una fitta rete di relazioni con le più aggiornate situazioni di pittura e scultura a loro contemporanee. Penalizzati da spazi inadeguati, i loro lavori, fra cui alcuni importanti inediti, aprono coraggiosamente la strada ai primi esiti del Futurismo siciliano. La preziosa linea sintetica tardo simbolista e post-impressionista che Rizzo, Corona e Varvaro ereditano dai loro predecessori, si frantuma presto nelle iridescenze senza posa delle scomposizioni di paesaggi e mitiche visioni da sogno della loro produzione in mostra.
Gli anni di Novecento e Anti-Novecento seguono i percorsi alterni di Amorelli, Lazzaro, Pirandello e del Gruppo dei Quattro. Barbera, Franchina, Lia Pasqualino Noto e Guttuso espongono a Milano e a Roma e alcuni di loro scelgono l’emigrazione come unica via praticabile contro quel perverso meccanismo tradizione-innovazione che spesso ha bloccato in una gabbia senza uscita le ricerche isolane. E così pure, sotto il nume tutelare di Guttuso, ormai definitivamente trasferitosi nella capitale, i siciliani Consagra, Accardi -bellissimo il suo Omaggio a Kennedy del 1967- e Sanfilippo sottoscrivono, nel 1947, il manifesto Forma, rivendicando un’appartenenza marxista e astratto-formalista in polemica con le direttive del PC e con lo stesso Guttuso, qui presente con i monumentali Funerali di Togliatti (1972).
Passando per certo picassismo post-guttusiano (Migneco, Mirabella), per le personalità non facilmente allineabili di Fiume, Greco, Messina e Tosini, e l’ormai involuto segno grafico di Caruso, brillante nelle opere degli anni ’50, si arriva agli anni più recenti in cui le scelte curatoriali riflettono inevitabilmente l’impronta personale di Maria Antonietta Spadaro che da critico ha seguito la scena artistica isolana negli ultimi decenni. Accanto alle raffinate marine di Guccione si trovano così le composizioni astratto-figurative di Sacco e D’Aguanno, le rarefatte poesie in trasparenza di Canzoneri e della Leone, gli esperimenti di cinetica di Lauricella, il neo-pop contestatario di Alfonso Leto, la colorata, fragile consistenza di Germanà ed il concettualismo decisamente naif di Patti. Chiudono la rassegna i dipinti di Modica e Taravella.

davide lacagnina


Novecento siciliano
a cura di Maria Antonietta Spadaro.
Mostra promossa dalla Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana, dall'Assessorato Regionale ai Beni Culturali e Ambientali e alla Pubblica Istruzione, dall’Assessorato Regionale al Turismo, alla Comunicazione e ai Trasporti e dal Comune di Palermo.
Ideazione e organizzazione de Arte Service &Management, Palermo e N.Y. Master Exhibitions, Roma.
Catalogo Il Cigno Edizioni, Roma. Testo di Maria Antonietta Spadaro, apparati biografici a cura di Maria Antonietta Spadaro e Gabriella Bologna.
Palazzo dei Normanni
Piazza Indipendenza

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Altare di Santa Maria
dello Spasimo, Palermo
La storia Il progetto di restauro I costi
Colonne dell'altare Parte dell'architrave Parte del fregio
Autore
Antonello Gagini
Data opera
intorno al 1516
Tecnica
scultura in marmo bianco
Dimensioni
6 x 2 m
Collocazione attuale
magazzini di Santa Maria dello Spasimo e Bagheria
Proprietà
Comune di Palermo

Il Rinascimento a Palermo


Antonello Gagini, scultore palermitano, nel 1516 venne incaricato su commissione del giureconsulto Giacomo Basilicò di realizzare un altare con edicola marmorea per la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo a Palermo.
Gagini fu tra le personalità di maggior rilievo nel panorama della scultura siciliana del Rinascimento e riuscì a proseguire i cambiamenti stilistici già iniziati da suo padre, Domenico Gagini, e dal Laurana, che avevano cercato di introdurre in città le tematiche e i repertori formali della nuova cultura rinascimentale del centro Italia.
La particolarità di Antonello fu la capacità di elaborare quel rinnovamento nel contesto di una tradizione locale ispanizzante. Probabilmente, un incontro con Michelangelo durante il soggiorno romano del 1505 arricchì ulteriormente il suo linguaggio artistico. I particolari a grottesche, scolpiti nelle decorazioni dell'altare di Santa Maria dello Spasimo, sono infatti analoghi alle decorazioni presenti sulla tomba-mausoleo del Pontefice Giulio II realizzato da Michelangelo in San Pietro in Vincoli a Roma.

Gagini e Raffaello
Documenti certi comprovano che l'altare fu terminato prima del 1519 e che sopra a questo si trovava la tela di Raffaello intitolata Andata al Calvario. Le due opere rimasero a decoro della Cappella Basilicò in S. Maria dello Spasimo fino al 1573, anno in cui i monaci del Monte Oliveto si trasferirono nella Chiesa normanna di S. Spirito portando con sé l'altare e il dipinto. Questi continuarono a far parte di un unico accorpamento fino al 1661, anno in cui la tavola del pittore di Urbino fu donata a Filippo V re di Spagna per volontà del Vicerè spagnolo e governatore di Palermo.

Un viaggio durato tre secoli
Verso la metà del 1700 gli olivetani si trasferirono in San Giorgio in Kemonia, lasciando l'altare del Gigani nella cappella dedicata al SS. Sacramento, in S.Spirito. Qui rimase fino al 1782, quando l'altare fu portato nella Chiesa del Collegio dei Padri Gesuiti sul Cassaro. Montata in una cappella laterale, l'opera subì degli adattamenti di struttura: vennero eliminati sei tondi laterali e al posto del dipinto di Raffaello venne inserita l'icona marmorea di San Luigi Gonzaga di Ignazio Marabitti.
Sempre nel Settecento, lo scultore Giosuè Durante effettuò numerosi interventi: aggiunse una cornice attorno al rilievo del Marabitti, una fascia scolpita a riquadri, un fregio tra le basi delle colonne e due elementi a completare l'altare dal basso.
Nel 1928 le opere d'arte presenti nel Collegio dei Gesuiti vennero smembrate e nel 1951 l'altare fu portato a Bagheria, nella sede di villa S. Cataldo. Qui arrivarono sia le splendide colonne, l'architrave, il fregio e il timpano contenente un rilievo eseguiti dal Gagini, sia le due paraste laterali e le varie cornici scolpite a grottesca dal Durante, sia infine la parte sotto la mensa dell'altare modificata dall'artista barocco Angelo Italia.

L'altare oggi
Attualmente l'altare si trova in parte nei magazzini di Santa Maria dello Spasimo e in parte a Bagheria. Osservando da vicino i pezzi smembrati dell'altare, si possono riconoscere come appartenenti ad Antonello Gagini gli elementi che compongono la parte più strettamente strutturale dell'altare, le decorazioni a tralci vegetali delle colonne, i motivi vegetali sul fregio, la parte sottostante l'architrave e la raffinata decorazione a grottesca presente all'interno del timpano, mentre sono opera del Durante le decorazioni con motivi fitoformi e zoomorfi, le maschere, i delfini arabeschi e le figure grottesche.
Dopo alcuni anni di studio la professoressa Maria Antonietta Spadaro assieme a due appassionati ricercatori, Rossella Boninzaga e Gianni Cardamona, hanno rintracciato le diverse parti dell'altare e ne hanno ipotizzato la ricomposizione.

http://www.fondazionecittaitalia.it/opere_storia.php?id=27

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Interlinea

 

DIDATTICA DEI BENI CULTURALI

di Maria Antonietta Spadaro

 

 

 
 

Maria Antonietta Spadaro

E' nata a Palermo dove vive e lavora

- Laureata in Architettura a Palermo, è docente di Storia dell'Arte al Liceo Classico.

-Dal 1995 al 2000 è stata consulente del Comune di Palermo per il progetto "Palermo apre le porte. La scuola adotta un monumento".

- Dal 1999 è professore a contratto in Facoltà di Architettura per i corsi di specializzazione SISSIS

- Ha organizzato e diretto corsi di aggiornamento per docenti delle scuole secondarie in collaborazione con le pubbliche istituzioni cittadine

- E' docente di Storia dell'arte moderna presso la "Scuola di specializzazione in Storia dell'arte medievale e moderna" della LUMSA, sede di Palermo - A.A. 2003/2004

- E' stata docente nei corsi IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore): Le scienze per i Beni Archeologici (2002-2003) e Programmazione e marketing di eventi culturali (2003)

- E' membro del direttivo nazionale dell'ANISA (Associaz. Naz. Insegnanti Storia dell'Arte) e fa parte della delegazione provinciale del FAI (Fondo Ambiente Italiano)

- Ha curato mostre di artisti contemporanei fra cui la mostra itinerante, promossa dalla Regione Siciliana, Novecento Siciliano, ospitata nelle città di Minsk, Mosca, Barcellona, Londra, Palermo, nel periodo ottobre 2003-luglio 2004

- Ha pubblicato numerosi saggi di storia dell'arte e didattica dei Beni culturali, fra i principali:

  • Il design dell'effimero tra scenografia, architettura e città (1985)
  • Il Liberty a Trapani (1990)
  • Raffaello e lo Spasimo di Sicilia (1991)
  • Il Palazzo delle Poste di Palermo (1993)
  • ha curato il Dizionario degli artisti siciliani - Pittura (1993)
  • Immagini di Trapani, vedute dal XVI agli inizi del XX secolo (1997)
  • Palermo città d'arte [con C.De Seta e S.Troisi] (1998)
  • Imparare dalla città, esperienze di didattica dei Beni culturali (2000)
  • La Palestra di Villa Gallidoro e l'Asilo dell'Infanzia abbandonata - architettura tra le due guerre a Palermo (2001)
  • Otamà Kijohara (2002)
  • Novecento Siciliano (2003) pre le porte. La scuola adotta un monumento".
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Palermo città d'arte
Guida ai monumenti di Palermo e Monreale
Anno: 2004 IV edizione
Autore: Cesare de Seta, Sergio Troisi, Maria Antonietta. Spadaro
 
DESCRIZIONE
Il primo, certamente il più minuzioso, repertorio di tutto ciò che la città contiene di rilevante sotto il profilo artistico, architettonico, urbanistico e monumentale.



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  Maria Antonietta Spadaro
  Ha aderito a:
 
 
 
E' consulente di:
 
Laboratorio Maieutico Dolciano
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pagina a cura di
Nadia Scardeoni per LMD

scritto da: interlinea alle ore 10:32 | link | commenti (3)
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